ANSAcheck … ma perchè?

Edit-add: questo articolo è nato come curiosità, per capire il giro ANSAcheck. Ho aggiunto in fondo la sezione ‘Altri articoli o video sullo stesso tema’, in modo da poter mixare le informazioni che otteniamo.

ANSA ha implementato ANSAcheck,

https://www.ansa.it/sito/static/ansa_check.html

“una soluzione che consente di “certificare” l’origine ANSA delle notizie grazie alla tecnologia Blockchain, che agisce come garante di trasparenza, sicurezza e apertura dell’informazione.”

TL;DR;

L’implementazione attuale di ‘verifica’ prevede passaggi che attualmente non mi risulta siano praticabili da terze parti. Dovendo fidarsi del dominio ANSA.it, mi risulta tutto inutile. 

Inoltre nella blockchain Ethereum viene salvato un ID specifico di ANSA (tra l’altro determinabile, essendo una data), NESSUN HASH di contenuti. Tecnicamente, è un timestamp su blockchain di un ID specifico di ANSA, di cui non colgo il senso.

Infine, i contenuti pubblicati sul sito web ANSA non corrispondono (perlomeno in termini di eventi) a quel che riportano nello storico su cui è basato il procedimento di verifica.

Mia opinione

Premessa: sono un fan della tecnologia blockchain, che ha e può avere diverse applicazioni pratiche e logiche. Ma come ogni tecnologia, non è una panacea.

A livello concettuale (sotto entro più nel merito tecnico) di ANSAcheck mi sfugge lo scopo al lato pratico utente.

Se leggo la notizia inventata “La cioccolata cura il covid19, notizia ANSA!”:

1- Se è riportata sul sito ANSA, è autentica per forza (garantita da protezione SSL sul dominio), e un sistema come ANSAcheck non serve.

2- Se l’ho letta su una testata giornalistica diversa,

2.1 – Se non riporta il bollino ANSAcheck (p.s. attualmente non ho ancora trovato una notizia ANSA rilanciata da altri che riporta tale bollino), allora il lettore deve cercare la notizia sul sito ANSA, e a quel punto torniamo al punto 1).

2.2 – Se riporta il bollino ANSAcheck (come link a ansa.it), a) siamo comunque al punto 1), e b) sarebbe bastato che il bollino punti all’articolo originale su ansa.it, senza tutto il giro ANSAcheck.

NON è possibile, partendo da un articolo rilanciato da una fonte non-ANSA, ricavare i dati che servono per consultare la blockchain senza passare prima dal sito ANSA. Se devo passare dal sito ANSA… discorso sopra.

Inoltre, i dati salvati su blockchain Ethereum sono inutili perchè richiedono comunque un trust nei confronti di ANSA per una eventuale (anche se impossibile ad ora) verifica di terze parti.

Di buono c’è che ora ANSA fornisce informazioni come ad esempio quando modifica una notizia, o il tempo intercorso tra la creazione e la pubblicazione. Potevano chiamarlo ANSAopen piuttosto, imho.
….
Aggiornamento: NO, capita che le date degli articoli sul sito ANSA siano posteriori alla data dell’ultimo evento dello storico per le ‘certificazioni’, compresa la data dell’evento pubblicazione (e no, non c’entra fuso ITA vs UTC). In fondo nelle note un esempio oltre ad altre mie perplessità.

Un occhiata passo passo

Provo a spiegarvi passo passo in cosa consiste la parte pubblica del sistema, partendo da un articolo di riferimento come esempio:

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2020/04/06/buddisti-15-mln-euro-per-90-enti_f8dc8da1-5c4e-45f9-a839-047fd42363d7.html

PAGINA bollino ANSACHECK

Il link del ‘bollino’ “ANSAcheck – Notizie d’origine certificata” punta a

https://blockchain.check.ansa.it/landing/299de19d773a31c6a31a1b65233d4750/XCW7SUR847X047N

Qui abbiamo:

“MD5 News”: Ignoro attualmente come è computato. NON è l’MD5 del titolo, e non trovo documentazione in merito.

“MD5 Contenuto”: Dovrebbe essere un hash MD5. Cliccando le freccette, ci permette di vedere il corpo della notizia, che copia-incollato in https://www.md5hashgenerator.com/ al fine di verificarne la generazione hash terze parti, genera un hash diverso (notare: lo stesso metodo indipendente successivamente funziona sul corpo del blocco, quindi evidentemente non mostrano l’esatto testo su cui loro han generato il loro hash MD5).

Abbiamo l’elenco degli ‘eventi’ relativi alla notizia, in questo caso due eventi, la registrazione e la pubblicazione.

Analizziamo l’evento registrazione

ANSA ha il concetto di blocco in cui salva X eventi, che NON è il blocco blockchain.

Questo perchè evidentemente non salvano nella blockchain Ethereum OGNI evento (gli costerebbe troppo di fee?), ma raggruppano X eventi in un blocco loro ANSA, e ‘certificano’ quello. Nel nostro caso di studio, è il blocco AC202004061245 (ripeto, codice interno ANSA).

CERTIFICATO ANSACHECK

Cliccando “CERTIFICATO ANSACHECK” arriviamo qui:

https://blockchain.check.ansa.it/certification/AC202004061245

che come detto rappresenta il blocco, cioè un insieme di articoli/notizie/eventi, non singolarmente la notizia d’origine.

Qui vediamo:

  • Il BLOCK ID, quello referenziato dall’url che stiamo guardando
  • Il BLOCK HASH.
    E’ l’hash MD5 del JSON citato sotto in “Informazioni contenute nel blocco”.

Verifica indipendente, cliccate sul pulsante ‘copia in appunti’, andate su https://www.md5hashgenerator.com/ , incollate, genera 1e52cc6ff8daeff462cab1461eb18f0a
che è appunto l’hash citato in BLOCK HASH. Il dettaglio delle informazioni nel blocco è trattato successivamente. Almeno questo giro ha funzionato.

INFORMAZIONI CONTENUTE NEL BLOCCO

E’ un JSON con i vari record del blocco, nel nostro esempio

 {
        "id": "5029aaf4545931352300a1dd86eaffbe",
        "title": "Coronavirus: Buddisti, 1,5 mln euro per 90 organizzazioni",
        "content_hash": "9a08dcdf83759174fc97ae2f971e3a1b",
        "event": "publication",
        "timestamp": "2020-04-06T12:31:50.000Z"
 },
  • ID – ID univoco interno ANSA
  • Title – Titolo
  • Content Hash – Questo è l’aspetto catartico. Al 99% è un altro MD5, ma non è chiaro (e dovrebbe, altrimenti tutto crolla) come una terza-parte possa calcolarlo.
  • Event – Tipo (non entro nel dettaglio dei vari enum, non importa)
  • Timestamp – Data

TRANSAZIONE ETHEREUM

I dati custom salvati sulla blockchain pare siano questi:

Han salvato l’ID del blocco ANSA, NON c’è alcun HASH salvato nella blockchain.

Oltretutto, l’ID del blocco ANSA è determinabile (pare una data in formato AC + data (del blocco?) in formato ISO 8601 senza delimitatori).

Simone Cosimo in un articolo su Medium analizza più nel dettaglio il codice sorgente dello smart-contract Ethereum, decompilazione del bytecode e analisi.

Vi ricordo che nel passato son capitati bug anche molto gravi nella scrittura di codice sorgente di smart-contract (es. DAO su Ethereum: https://medium.com/@ogucluturk/the-dao-hack-explained-unfortunate-take-off-of-smart-contracts-2bd8c8db3562). 

Curiosità, si può sapere cosa pagano in $ per archiviare queste informazioni e altri dettagli (attualmente circa 0.07$ ogni ventina di eventi, a spanne).

ESEGUI VERIFICA

Il pulsante ESEGUI VERIFICA pare che verifica che il blocco che risulta ad ANSA corrisponda a quello nella blockchain.

NON verifica la notizia di partenza, in nessun momento utilizza il testo originale della notizia, non computa i content_hash del blocco.
Tecnicamente, fa ‘qualcosa’ lato client javascript, con una sola chiamata AJAX.

Per me, tutto questo è puro marketing, perchè tutta la procedura in pratica si auto-chiede la verifica, interrogando se stesso (una richiesta AJAX ad un sottodominio ansa.it). Sarebbe stato un po’ meglio se ci fossero state richieste AJAX verso un explorer Ethereum di terze parti.

Potrebbe fallire solo nei seguenti casi:

  • ANSA.it è stato compromesso (dati del blocco alterati). Irrilevante, perchè a quel punto potrebbe essere compresso il processo di verifica e restituire sempre SUCCESSO.
  • La blockchain Ethereum è stata compromessa. Ma se questo potrebbe accadere, allora tanto valeva usare un MySQL garantito dalla fonte in trust ANSA.

L’output della verifica è:

Verifying ANSAcheck Block AC202004061245 certification …
Calculating MD5 of AC202004061245 content…
Input: [{"id":"b58b3c33e6202623385efe15995a2deb","title":"Coronavirus: Ascani, confronto sia su come tornare a scuola","content_hash":"f8a53969fbec0be49690b034bfd2b9fc","event":"publication","timestamp":"2020-04-06T12:30:49.000Z"},{"id":"6ba06e89dc21f538f0dd01723807602e","title":"Coronavirus: giustizia per Bergamo, 30mila firmano petizione","content_hash":"7990e39976eaf11a720599989b26e217","event":"publi.....
Output: 1e52cc6ff8daeff462cab1461eb18f0a
Calling getter on ANSAcheck smartcontract to retrieve information…
Input: getNewsChain(AC202004061245)
Retrieved information: 1e52cc6ff8daeff462cab1461eb18f0a
Hash matches! News verified successfully!

In dettaglio, riga per riga:

Verifying ANSAcheck Block AC202004061245 certification …

D’accordo.

Calculating MD5 of AC202004061245 content…

A che pro, è tutto in casa, te lo stai chiedendo da solo.

Input: [{"id":"b58b3c33e6202623385efe15995a2deb","title":"Coronavirus: Ascani, confronto sia su come tornare a scuola","content_hash":"f8a53969fbec0be49690b034bfd2b9fc","event":"publication","timestamp":"2020-04-06T12:30:49.000Z"},{"id":"6ba06e89dc21f538f0dd01723807602e","title":"Coronavirus: giustizia per Bergamo, 30mila firmano petizione","content_hash":"7990e39976eaf11a720599989b26e217","event":"publi.....

Ok, sta calcolando 1e52cc6ff8daeff462cab1461eb18f0a, tutta roba che ha già in casa, pare scena.

Output: 1e52cc6ff8daeff462cab1461eb18f0a

Ok.

Calling getter on ANSAcheck smartcontract to retrieve information…
Input: getNewsChain(AC202004061245)

Ha fatto una richiesta AJAX a
https://scl.check.ansa.it/api/ncblock/AC202004061245/transaction
Ottenendo come risposta il JSON

{"get_news_block":"1e52cc6ff8daeff462cab1461eb18f0a"}
Retrieved information: 1e52cc6ff8daeff462cab1461eb18f0a

In pratica si è chiamato da solo (sempre ansa.it) per ottenere lo stesso hash 1e52cc6ff8daeff462cab1461eb18f0a sopracitato. Presumo che qualcosa server-side abbia consultato la blockchain Ethereum per ottenere quell’hash, ma ci dobbiamo fidare (quindi a che serve? mah).

Hash matches! News verified successfully!

Quindi ha confrontato l’hash calcolato nella prima fase, con un hash ottenuto dalla seconda.

Corrispondono, “verified successfully!”.

Entrambe le operazioni sono fatte da ANSA, non una verifica di terze parti. L’effetto step uno ad uno, ad intervallo di circa un secondo, a occhio è solo scena.

Note varie

  • Non mi è chiaro perchè non si è utilizzato degli standard aperti, come ad esempio https://opentimestamps.org/ (scherzo, immagino sia chiaro a tutti…).
  • Non mi è chiaro perchè si è preferita la blockchain Ethereum rispetto a quella Bitcoin, che ha un hashrate molto maggiore, che nel mondo blockchain significa più sicura (meno suscettibile ad attacchi).
    La risposta dovrebbe essere l’uso degli smart-contract, ma in assenza di dettagli, tutto quello sin’ora realizzato poteva essere benissimo salvato in OP_RETURN di TX Bitcoin.
    Oltretutto Ethereum dovrà fare lo switch da proof-of-work a proof-of-stake, tecnologia di fatto mai testata in produzione su questa scala, ma questi son discorsi opinabili.
  • Mi pare discutibile l’uso di MD5 al posto di, come minimo, SHA256. MD5 è considerato obsoleto da oltre una decade. Vlastimil Klima nel 2006 ha scritto un algoritmo in grado di trovare una collisione MD5 in un minuto con un notebook Pentium: https://eprint.iacr.org/2006/105 .

    Non so cosa comporterebbe prendere un articolo che cita un numero (ad esempio fondi stanziati di una manovra di governo), aggiungere un paio di zeri all’importo e tanti caratteri invisibili fino ad ottenere una collisione (lo stesso MD5 della notizia originale). A occhio penso sia fattibile, ma non sono un crittografo.
  • “MD5 News” e “MD5 Contenuto” e “content-hash” dei singoli eventi non sembrano calcolabili (o non tornano) da una terza parte.
  • Tutta la parte di “Processo di verifica” è totalmente inutile e irrilevante. In pratica si dice da solo “ok sono affidabile”.

Per ora mi fermo qui. Complimenti se avete letto fin qui, grazie.

Aggiunta 9 aprile 2020 – Whitelist siti ammessi alla consultazione storico

@bellapersonaa mi ha fatto notare che a partire da oggi, qualsiasi link ad una scheda di ANSAcheck (esempio) è permessa solo a un elenco di siti (whitelist) decisa da ANSA, altrimenti:

Immagine

Il “CHIUDI” chiude la finestra, impedendo di visionare “La storia di questa notizia” (a meno di tools tecnici).

Riflessione pratica: ANSA pubblica una fake-news. ANSA la pialla. Se non c’è un link al bollino della notizia piallata nel sito ANSA, la visione della storia di quella notizia piallata è inibita.

Riflessioni tecniche (verificano l’header HTTP ‘Referer’):

  1. Non mi risulta pubblica questa lista di Referer accettati.
  2. L’header è opzionale, può essere disabilitato, con la conseguenza che quel messaggio potrebbe venir mostrato ANCHE se visualizzo la notizia proprio da ansa.it.
  3. Esistono best-practice (via Referrer-Policy o Content-Security-Policy) che potrebbero specificare di non inoltrare il Referer (di solito per privacy). Ma noi speriamo che i siti che ospiteranno la verifica ANSAcheck non siano mai in grado di fare questo (← ironia).

Curioso che è stato introdotto così, giorni dopo l’annuncio del sistema. Sembra quasi che sia un’ideona nata al volo, non prevista nel design iniziale del sistema.

History articolo

08 aprile 2019 : Prima versione di questo articolo
09 aprile 2019: Aggiunti riferimenti ad altri articoli che trattano lo stesso tema
09 aprile 2019: Aggiunta la sezione “Whitelist siti ammessi alla consultazione storico”

Altri articoli o video sullo stesso tema

ANSACheck Deep Dive – di Simone Cosimo – Entra particolarmente nel merito dello smart-contract Ethereum

CERTIFICAZIONE BLOCKCHAIN DI ANSA? – Video YouTube, evidenzia particolarmente l’incongruenza tra i dati riportati nel sito ANSA rispetto ai dati pubblicati nel loro storico (base del sistema ANSAcheck).

My Gaming Sim (6DOF, VR etc)

(Aggiornata al 2019/12/24)

Col tempo perfeziono un simulatore di gaming, con l’obiettivo di rendere le esperienze il più realistiche e immersive possibile allo stato dell’arte tecnologica (casalinga :P). Riporto qui le scelte hardware/software che ho fatto fin’ora, e qualche commento se vi interessa cimentarvi in un progetto simile.

Qui trovate una versione precedente di questo articolo, sulla versione 3DOF.

Wheel

T500RS di ThrustMaster

Questione di gusti e budget.
Non ho alcun cambio manuale, preferisco il sequenziale essendo più orientato al genere track e non al rally.

Hotas

X52 di Saitek

Anche qui, questione di gusti. Ovviamente se mirate solo ad un simulatore di racing, è inutile: serve per titoli quali X-Plane o Elite Dangerous.

Seat

Anche qui questione di gusti.

Prima di quella avevo una RSeat RS1, ma sfortunatamente era incompatibile con la piattaforma DOF che ho acquistato in seguito.

Wind

Fan Controller di Sim Projects e due SANYO high speed fan ( 16.000 RPM , 12V, 3A ).

Il software Sim Dash si collega ai dati di telemetria di diversi titoli (Projects Cars 2, Assetto Corsa, iRacing etc) per regolare il vento in base alla velocità.

E’ molto godibile, aumenta notevolmente la percezione della velocità, e molto piacevole d’estate perchè evita che si appanni l’headset se fa caldo.

Shake

Elite SRS ShakeCombo di Sim Racing Studio

Anche questo si collega ai dati di telemetria, il kit è visto dall’OS come scheda audio a cui il driver manda i bassi per le vibrazioni.
Tre aree: seduta, pedaliera, schienale.

Serve per sentire fisicamente quando si tocca un cordolo o si entra in una zona sterrata, o i giri del motore.

Motion Platform

P6 di DOF Reality

Le piattaforme son classificate a seconda di quanti assi gestiscono (da 1 a 6). I primi tre assi sono rotazione sugli assi X, Y, Z. Gli altri 3 sono traslazione sugli assi.

Ho scelto il modello P6 (6 DOF) di DOF Reality per il costo contenuto (non avendo modo di provarne diversi), perchè ho iniziato con il modello P3 3DOF (qui la precedente versione di questo progetto) e ho fatto l’upgrade successivamente al modello 6DOF.

La versione P (P3/P6) è la ‘professional’, si differenzia dalla H (H3/H6) ‘home’ perchè ha dei motori più potenti, angoli di motion più ampi e generalmente una durata di vita maggiore. Se il vostro simulatore dovrà essere aperto al pubblico, la versione P è d’obbligo, altrimenti per uso privato la H vi permette di risparmiare senza rinunce. Personalmente ho dovuto pianificare con un fabbro degli aggiustamenti, soprattutto per il supporto hotas.

Onestamente, il salto di experience/feeling tra ‘nulla’ e ‘3DOF’ è enorme, tra ‘3DOF’ e ‘6DOF’ minimo. Se avete problemi di budget, H3 è il mio consiglio.

Nel video sopracitato, la maggior parte delle scene è registrata con la potenza/escursione al massimo. Nel gaming reale, soprattutto se si fanno lunghe sessioni (es. ore di guida), è stancante, inutile, fastidioso. In gaming, basta un piccolo movimento per percepire la sensazione, oltre rasenta l’inutile, giostra piuttosto che simulazione.
Per questo sono molto perplesso relativamente ad altre soluzioni non basate su bracci tipo Feel Three.

VR Headset / HMD

Pimax 5K+
Dual Customized CLPL panels with 5Kplus 2*2560*1440 
200° Diagonal FOV, physical IPD adjustment

Il visore non è dotato di audio, uso delle Sennheiser wireless.

La scelta è tra usare monitor 2D o un visore VR.
Monitor, di solito se ne usano 3 (più altri per stats e telemetria), ma preferisco la VR come realismo. Per questo ho optato per il Pimax, che ha un FOV (Field Of View) enorme riducendo notevolmente “l’effetto maschera” di altri headset (Oculus, Vive etc), oltre ad una risoluzione notevole contro lo screen-door effect.

Se optate per i 3 monitor, tenete presente che dovrebbero muoversi insieme alla piattaforma DOF.

Probabilmente per sessioni di ore ed ore da professionista, monitor 2D sono meno faticosi per la vista.

Tenete presente che i titoli di racing che supportano il VR sono pochi.

Video card

Asus ROG STRIX RTX 2080 Ti Advanced Edition 11 GB GDDR6 (Amazon.it)

Anche una scheda video minore può essere accettabile, a patto di rinunciare alla qualità grafica mantenendo i 90fps se utilizzate un headset VR. Il frame-rate è fondamentale per evitare il motion sickness, soprattutto agli ospiti/amici neofiti. Per questo tendo ad evitare qualsiasi interpolazione (reprojection) cercando di tenere il rate dell’headset, a discapito della grafica.

Se optate per monitor 2D, è sufficente una scheda minore.

PC

Un qualsiasi PC medio-alto (un I7 come minimo), adatto alla scheda video.

Software

Windows 10.

Sim Racing Studio, SimDash per l’hardware

fpsVR , PiTool, SteamVR per il VR.

I titolo che uso (il simulatore ne supporta tantissimi, ma quelli che supportano il VR sono solo un sottoinsieme):

  • Projects Cars 2 – Entertainment, ad esempio giro Lamborghini in Costa Azzurra, o rally su neve. Il preferito per ospiti e neofiti. Il generale una configurazione che predilige la grafica e il divertimento alla precisione. Ad esempio, no danni reali.
  • Assetto Corsa – Simulazione, generalmente la F2004 di Michael Schumacher a Monza. Configurata per una esperienza il più realistica possibile.
  • iRacing ce l’ho configurato, ma preferisco Assetto Corsa nel suo target.
  • Elite Dangerous.
  • X-Plane 11
  • NoLimits 2 Roller Coaster Simulator – Piace agli ospiti.

Mastodon instance in house

Esperimento d’uso di una istanza Mastodon su un Raspberry PI4.

https://mastodon.clodo.it

La teoria che mi ha ispirato questo esperimento, è che sarebbe bello sensibilizzare sul tenersi il possesso (e la responsabilità) dei propri dati tenendoli in casa propria, a maggior ragione se una identità da social network.

Powered by rPI4, ssh reverse port forward su dominio mio e altre diavolerie tech.

Hosted in my house. Powered by rPI4. Kitoe monitor it.

My Racing Simulator (Track and Rally)

(Aggiornata al 2019/01/07)

Col tempo perfeziono un simulatore di guida.
Riporto qui le scelte hardware/software che ho fatto, e qualche commento se vi interessa cimentarvi in un progetto simile.

Wheel

T500RS di ThrustMaster

Questione di gusti e budget.
Non ho alcun cambio manuale, preferisco il sequenziale essendo più orientato al genere track e non al rally.

Seat

Anche qui questione di gusti.

Prima di quella avevo una RSeat RS1, ma sfortunatamente era incompatibile con la piattaforma DOF che ho acquistato in seguito.

Wind

Fan Controller di Sim Projects e due SANYO high speed fan ( 16.000 RPM , 12V, 3A ).

Il software Sim Dash si collega ai dati di telemetria di diversi titoli (Projects Cars 2, Assetto Corsa, iRacing etc) per regolare il vento in base alla velocità.

E’ molto godibile, aumenta notevolmente la percezione della velocità, e molto piacevole d’estate perchè evita che si appanni l’headset se fa caldo.

Shake

Elite SRS ShakeCombo di Sim Racing Studio

Anche questo si collega ai dati di telemetria, il kit è visto dall’OS come scheda audio a cui il driver manda i bassi per le vibrazioni.
Tre aree: seduta, pedaliera, schienale.

Carino, ovviamente serve per sentire fisicamente quando si tocca un cordolo o si entra in una zona sterrata.

Motion Platform

P3 di DOF Reality

Le piattaforme son classificate a seconda di quanti assi gestiscono (da 1 a 6).
I primi tre assi sono rotazione sugli assi X, Y, Z. Gli altri 3 sono traslazione sugli assi.

Ho scelto il modello P3 (3 DOF) di DOF Reality per il costo contenuto (non avendo modo di provarne diversi), e perchè mi lascia la possibilità un domani di upgradare al modello P6 (6 DOF).

VR Headset / HMD

Pimax 5K+
Dual Customized CLPL panels with 5Kplus 2*2560*1440 
200° Diagonal FOV, physical IPD adjustment

Il visore non è dotato di audio, uso delle Sennheiser wireless.

La scelta è tra usare monitor 2D o un visore VR.
Monitor, di solito se ne usano 3 (più altri per stats e telemetria), ma preferisco la VR come realismo. Per questo ho optato per il Pimax, che ha un FOV (Field Of View) enorme riducendo notevolmente “l’effetto maschera” di altri headset (Oculus, Vive etc), oltre ad una risoluzione notevole contro lo screen-door effect.

Se optate per i 3 monitor, tenete presente che dovrebbero muoversi insieme alla piattaforma DOF.

Probabilmente per sessioni di ore ed ore da professionista, monitor 2D sono meno faticosi per la vista.

Tenete presente che i titoli di racing che supportano il VR sono pochi.

Video card

Asus ROG STRIX RTX 2080 Ti Advanced Edition 11 GB GDDR6 (Amazon.it)

Anche una scheda video minore può essere accettabile, a patto di rinunciare alla qualità grafica mantenendo i 90fps se utilizzate un headset VR. Il frame-rate è fondamentale per evitare il motion sickness, soprattutto agli ospiti/amici neofiti. Per questo tendo ad evitare qualsiasi interpolazione (reprojection) cercando di tenere il rate dell’headset, a discapito della grafica.

Se optate per monitor 2D, è sufficente una scheda minore.

PC

Un qualsiasi PC medio-alto (un I7 come minimo), adatto alla scheda video.

Software

Windows 10.

Sim Racing Studio, SimDash per l’hardware

fpsVR , PiTool, SteamVR per il VR.

Come simulatori, che supportano la VR ce ne sono pochi, attualmente uso

  • Projects Cars 2 – Entertainment, ad esempio giro Lamborghini in Costa Azzurra, o rally su neve. Il preferito per ospiti e neofiti. Il generale una configurazione che predilige la grafica e il divertimento alla precisione. Ad esempio, no danni reali.
  • Assetto Corsa – Simulazione, generalmente la F2004 di Michael Schumacher a Monza. Configurata per una esperienza il più realistica possibile.
  • iRacing ce l’ho configurato, ma preferisco Assetto Corsa nel suo target.

Chi sono

Sono nato nel 1976, estremamente ottimista, perennemente alla ricerca di cose in grado di stupirmi o emozionarmi, e mi sto rendendo conto ora di non avere mai scritto un curricum vitae in vita mia.
Colgo l’occasione per raccontare quanto ricordo, così se nessuno leggerà, almeno funzionerà da diario per quando sarò rimbambito.

Mi son appassionato all’informatica da bambino.
Durante le elementari e scuola media, scrissi il mio primo videogioco in Basic su Commodore 64. In seconda superiore vinsi una borsa di studio (foto ricordo) per aver sviluppato un motore di libri-game su 8086 (un Amstrad 1512), in Pascal. Nel 1990 non insegnavano programmazione nel biennio delle superiori, ero un autodidatta.

Ho vissuto i tempi del navigare nelle BBS con uno Zyxel da 1200 baud, attendere 20 minuti di dial-up per una GIF da 50kb, buttare giù innocenti con WinNuke perchè l’ISP aveva solo 8 linee dial-up sempre occupate. Giocavo ai titoli Sierra in CGA, per dire.

Triennio delle superiori come Perito Informatico. Uscito con 46/60, ero una capra in italiano e elettronica. Conclusi le superiori presentando una tesi in C++ (in classe insegnavano solo Pascal), un CAD tridimensionale, con relativa tesi su algoritmi di grafica tridimensionale e rendering di superfici nascoste, sempre studiati da autodidatta.

Il mio professore di Matematica delle superiori mi notò, e mi coinvolse in un progetto europeo di realizzazione di una piattaforma di e-Learning orientata non alla formazione, bensì al motore per lo svolgimento di esami (e-Testing). Sviluppai quel progetto mentre svolgevo il servizio civile, e la sera & weekend durante le prime esperienze lavorative.

Lavorai solo un anno o forse due a Milano come dipendente di altri, poi freelance con partita IVA, infine il progetto con il mio ex professore di Matematica iniziò a ingranare, e insieme a lui fondai la mia prima società.
Il nostro software di e-testing era usato da diversi clienti francesi (Bank BNP Paribas e diverse università), e dalla Università Bocconi di Milano.
Il software fu poi usato come piattaforma per l’ECDL in Italia da parte di AICA (un fork rinominato Alice), installato in migliaia di istituti d’Italia, con il quale la nostra società erogava milioni di esami all’anno.
Il picco della mia prima società fu un organico di 11 dipendenti, ma poi quell’avventura finì. Lo sbaglio fu che avevamo un singolo cliente che copriva oltre il 90% di fatturato, e quel cliente decise di realizzarne una copia in casa per ridurre i costi. Mai provato rancore, avrei fatto lo stesso, ma il dover licenziare degli amici è stata una delle esperienze più brutte della mia vita.

Da allora ho sempre schifato dover fare l’amministratore o discutere di contratti, commercialisti etc.
NIENTE è paragonabile allo scrivere un algoritmo e vederlo girare. E’ arte, creatività, l’adorare una propria creazione che diventa creatura.

Dal 2006 in poi mi sono dedicato sia in ambito lavorativo che per passione alle tematiche di Net Neutrality e decentralizzazione della rete.

Dal 2006 al 2011 ho sviluppato, insieme ad un mio amico, un software chiamato Osiris – Serverless Portal System. Era scritto in C++, multipiattaforma Win/Linux/macOS. Lo scopo era un Content Management System (in realtà molto orientato ai forum) in cui ogni nodo partecipava alla distribuzione dei contenuti (via P2P, DHT etc). Distribuito, indistruttibile, incensurabile, con un sistema di reputazioni per una amministrazione decentralizzata, e un sistema di fork nel caso di discordanze sull’amministrazione. Si arenò dopo 5 anni di sviluppi per una serie di problemi: perdita di interesse nello sviluppo (erano interessanti le tematiche P2P, ma non molto lo scrivere un CMS da zero), difficoltà di avviare un social, e non riuscivamo a trovare la quadra a una serie di problemi di un sistema trustless, molti dei quali affrontati e risolti da Bitcoin anni dopo con i “Proof of x” e gli incentivi economici.

Nel 2009/2010 uno dei principali beta-tester di Osiris, HostFat, iniziò a dedicarsi a Bitcoin, cercando di coinvolgerci. Lo ignorammo per proseguire con Osiris, il mio più grande rammarico…

Sempre in quel periodo realizzai una serie di progetti, tra cui un monitoring della Net Neutrality di rilevazione delle tecniche di blocchi/censure applicate da ISP e governi,
e ipleak.net , uno storico ancor oggi “what is my ip address”, probabilmente il primo in assoluto in grado di rilevare i DNS.

Nel 2009 presentai come relatore alla Festa dei Pirati a Roma sia Osiris che NeuMon, fu la mia prima e unica esperienza da relatore.
Quell’evento gettò le basi del progetto successivo, AirVPN.

Dal 2010 ad oggi, sono uno dei fondatori di un servizio di VPN chiamato AirVPN. Mi occupo come team-leader dell’infrastruttura e dello sviluppo di tutti i software, sia server che client.

Spin off: da tanti anni collaboro no-profit al progetto Bebras dell’Informatica.

Passioni

  • Hacking (ehm, più che altro mi piace capire e difendermi dai CVE, ma non ho mai fatto dei pentest seriamente), VPN, Net Neutrality, P2P, crittografia, cryptocoins.
  • Home-automation e IoT. Mi piace dedicarmi alla mia casa, che è un calderone enorme di svariate tecnologie da integrare. Ne parlo un po’ qui.
  • Grafica 3D e sviluppo videogiochi (più indie-art, mai pubblicato nulla seriamente).
  • VR/AR/MR e home-entertainment. Ho tantissimi headset VR e diversi hardware di gaming in casa.

Scelte da coder

  • Sviluppo prevalentemente in C# (VisualStudio, MonoDevelop sotto Linux, Xamarin sotto macOS).
    Occasionalmente, per cose di basso livello, C/C++.
    Lato server di solito PHP, più per abitudine che altro.
    Ovviamente HTML/JS/CSS/SQL.
    Ho masticato di tutto.
    Adoro Unity Engine.
  • Host primario Windows, principalmente perchè molti software che uso (soprattutto in ambito VR) non esistono in altri OS.
    E perchè sviluppando multipiattaforma, preferisco avere X distro Linux/macOS come VM piuttosto che focalizzarmi su una.
    In ogni caso preferisco Debian, che uso su tutti i server che gestisco.

Social / Contatto

  • Twitter.
  • Se volete contattarmi, il metodo più veloce è un DM in Twitter, e poi Signal/Telegram/Whatsapp.
    Se volete ingraziarmi, contattatemi su Mastodon o Keybase o qualche sistema di nicchia ma che merita, così lo studio. No Facebook, No Instagram, No Linkedin.

3D Vis – Indie Art – Game playground – Twitter Trends

Maded for fun.

I can release the source-code if anyone are interested. GPL.
Maybe can be used for video-card benchmark.

Preview captured with 1080p / nvidia 1080:

Music by Imphenzia .

#3d #indie #indiedev #webgl #madewithunity #gameart #animation #indiegame #videogame #gamedesign #gameplayground #unity3D #VFX

Play.

Social links
Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=44phEHhGvEk
Twitter: https://twitter.com/Clodo76/status/1105238525115539456

Primo impatto con Alexa / Amazon Echo

Ho recentemente testato Amazon Echo / Alexa (in particolare un Echo Plus e un Echo Spot) per la mia domotica (una domotica che nel mio piccolo considero ‘seria’, non semplicemente du’ device IoT tipo le luci Ikea o Hue).

In linea generale, è un ottimo prodotto. Mi sto attrezzando per piazzare diversi Echo in giro per casa per un’ampia copertura, per cui ho gradito così tanto il prodotto che NON indagherò se la soluzione Google è meglio o peggio. Feedback molto graditi comunque.

E’ un’intelligenza artificiale?

No. Qualsiasi frase fuori dai suoi pattern-matching non funziona.

>Alexa, sei meglio di Cortana?
>Mi piacciono tutte le intelligenze artificiali.

>Alexa, sei un’intelligenza artificiale?
>Purtroppo non trovo la risposta alla domanda.

>Alexa, quanto fa 2+2?
>2 più 2 uguale 4

>Alexa, quanto fa 5-20%?
>Il risultato del calcolo è -1.995.

(sia Wolfram Alpha che -bada bene- Windows Calc.exe rispondono 4.)

E’ un sistema di controllo per domotica?

Attualmente no.
Forse può essere considerato un sistema minimo in tal senso. Meglio considerarlo un’estensione, un helper di un sistema terze-parti di domotica.

Pare limitato e pensato per chi ha un numero di device che si contano con le dita, pochissime tipologie, pochissime feature supportate.
A spanne pare più una scelta di target che un peccato di gioventù.
Nel mio caso specifico ho oltre 70 devices listati nell’app Alexa: li elenca in ordine alfabetico, senza alcuna organizzazione tipica di altri sistemi di domotica (stanze, aree etc).
Usabilità UI scarsissima. Per dire, per rimuoverle tutte durante le prove, ho dovuto cliccarle una ad una, oltre a crash vari.

A titolo di esempio, la gestione termostato: accetta un

>Alexa, imposta termostato a 20

oppure

>Alexa, alza la temperature di 3 gradi

e qualcosa su modalità e scheduling. Nient’altro.

Non mi risulta sia preso in considerazione abitazioni con più termostati (per dire uno per piano), figuriamoci la gestione di temperature diverse a livello di singola stanza (generalmente gestiti con valvole di regolazione radiatori termici, a livello di calorifero o a livello di collettori nei riscaldamenti a pavimento). Roba che una qualsiasi centrale z-wave (da Fibaro a domoticz su Raspberry) gestisce facilmente.

Se avete un termostato di quelli supportati, fatemi sapere nei commenti o su Twitter se esiste un modo per chiedere la temperatura impostata o chiedere la temperatura rilevata, che non sia un’invocation a skill esterne.
Un

>Alexa, chiedi a Nest la temperatura impostata”

può essere accettabile, ma significa che Alexa non lo supporta di suo (come feature Smart Home).

E’ vera domotica? Funziona senza internet?

No. Il che a mio avviso lo rende totalmente e perennemente NON catalogabile come “sistema di gestione domotica”.
Nessun altro sistema di domotica closed (Fibaro per dire) o open (Konnex, Domoticz, OpenHab per dire) richiede internet per forza, funzionano ovviamente in lan.
Di fatto, è un helper, un gateway, niente di più.

Oltre al suo funzionamento di base, che richiede un riconoscimento vocale lato cloud, anche tutte le Skill per estenderlo sono necessariamente cloud-based.
Se avete un device IoT o generalmente un hardware comandabile in casa (per dire, una caldaia via seriale o modbus) dovete sperare che il produttore supporti Alexa (via cloud per forza) o implementarlo voi (in bocca al lupo).

Per me è inconcepibile che un sistema di domotica che deve funzionare IN CASA MIA debba dipendere da qualcosa ESTERNO A CASA MIA.
Ci si ritrova a dover avere un sistema di backup per forza (immaginate il dover aprire un cancello in mancanza di connessione internet).

Per capirci, neanche una lampadina Philips Hue o Ikea che controlla una lampadina dentro una plafoniera è domotica vera: se non si può riaccendere via app dopo aver premuto il pulsante a parete, trattasi di giocattolo, non domotica. Imho.

Personalizzazioni, adattamento a sistemi di domotica custom

Racconto la mia necessità.
Come già raccontato qui, ho un sistema custom, realizzato personale per hobby solo per casa mia, principalmente basato su uno standard hardware open chiamato Konnex, che -incredibilmente- Alexa non supporta di suo (ed è lo standard per eccellenza di domotica, supportato dalla maggior parte dei produttori di componentistica elettrica).

Per cui l’integrazione tra Alexa e il mio sistema di domotica è necessariamente (o banalmente…) che Alexa sia un’interfaccia per richieste REST/API via http a un mio Raspberry locale che gestisce a sua volta tutto (compreso Konnex).

Ci sono fondamentalmente due approcci (distinti): una Custom Skill o una Smart Home Skill.

  • Una Custom Skill permette potenzialmente qualsiasi interazione, ma necessita di essere invocata esplicitamente per nome.
  • Una Smart Home Skill permette di controllare devices (solo quelli previsti, da elencare preventivamente) senza invocazione, ma supporta pochissimi comandi.

Per farvi un’idea, Fibaro li supporta entrambi, per cui ha dovuto creare due skill distinte, la Smart Home per i comandi base e la Custom per tutti gli altri comandi.

La mia Custom Skill


Output di linux “uptime” via Custom Skill, “Raspberry” come invocation

Una Custom Skill significa dare un nome alla propria skill (nel mio caso Memole) e invocarla.
L’ho chiamata “Memole” per rendere la gestione della mia domotica user-friendly, famiglia-compatibile. Ho seriamente pensato di mettere un pupazzetto di Memole sopra ogni Alexa, per dargli un senso.
D’altro canto, che alternative mi permettono? “Raspberry”, “Casa” sarebbero nomi peggiori come invocation (Chiedi a Casa la temperatura? … madò).
Quindi:

> Alexa, chiedi a Memole la temperatura in cucina

significa implementare in Alexa Developer Console una skill Memole, un intent MyGetTemperature, e infine il match di un utterance, una frase che Alexa può riconoscere, tipo

> Alexa, chiedi a {skill-name} la temperatura in {parametro}

Così posso ottenere che mi chiama un url del mio Raspberry passandomi l’intent GetTemperature e parametro=cucina
Questo per OGNI pattern che voglio gestire.

  • Non c’è verso che l’url sia lan. Deve essere raggiungibile da AWS. Deve essere sotto HTTPS valido, e -incredibile ma vero- LetsEncrypt non è accettato. Nel mio caso, ho configurato un reverse-proxy dal mio dominio al mio raspberry di casa.
  • Non c’è verso di ricevere la frase intera chiesta ad Alexa. Di più, i parametri devono essere dei tipi specifici. Pare che supportavano un generico AMAZON.Literal a mò di stringa, per permettere un

    > Alexa, chiedi a Memole {stringa Amazon.Literal}

    in modo da smazzarmi raspberry-side richieste generiche, ma è stato deprecato, perchè Amazon pretende che le varie utterance siano il più possibile esplicite nel loro cloud.

La mia Smart Home Skill

Lo scopo è poter dire ad Alexa

Alexa, accendi luce cucina

il che significa che, come minimo:

  • Alexa dovrà chiamare un url sul mio raspberry per l’accensione
  • Alexa dovrà chiamare un url per sapere lo stato attuale

Gli step sono i seguenti:

  • Creare una skill Smart Home su Alexa Console
  • Creare una funzione lambda su AWS
  • Collegare la skill Alexa con la funzione lambda su AWS (e tutta la configurazione di autorizzazioni, oauth2, AWS role etc…)
  • Attivare la skill sul mio Alexa

A questo punto, parte una procedura chiamata Discovery: La funzione lambda chiama il mio raspberry per avere un elenco di devices, in modo che Alexa sappia quali capabilities supporta e come invocarle. L’elenco è qui.

Non mi dilungo per ora sull’implementazione della funzione lambda, mi limito a qualche perplessità:

  • Tutti i device generalmente on/off (luci o prese comandate) è solo questione di manovalanza.
  • Idem le luci dimmerabili o RGB, anche se non le ho ancora affrontate.
  • Ad oggi non ho ancora capito qual’è il Controller raccomandato/equivalente a un semplicissimo e banale click. Per dire, il The Button Fibaro.
    Ad esempio, il mio cancello elettrico, posso solo dargli un impulso “Apriti”, ma non è uno switch on/off e non posso saperne lo stato, e ad oggi non ho idea di come gestirlo con Alexa.
  • Non ho ancora capito come gestire motori. Di solito nella domotica generale han funzioni “avvia/ferma/direzione(apertura/chiusura)”. Forse devo usare un LockController, ma non ci sono ancora riuscito.
    Ad esempio, per un vasistas una funzione base è avviare l’apertura, e potergli dire ‘stop’ al momento giusto. Discorso simile basculanti garage.

Bon, per ora mi fermo qui, se avrò feedback magari estenderò qualche spiegazione.

Ciao!

My Home Automation – Memole

Aggiornato in dicembre 2019.

Qui racconto le soluzioni di home-automation che ho adottato in casa mia, progetto perennemente in corso. E’ sempre stato un sogno nel cassetto realizzare un prodotto (hardware+software) user-friendly e open-source dedicato alla home-automation, anche se non ho mai rilasciato nulla perchè ancora oggi sto usando casa mia come caso di studio e sviluppo :P.

Nel leggere il progetto di Francesco Tucci : La domotica fai da me mi è venuta voglia di raccontarvi il mio, molto simile come motivazione di base.

Premessa: NON mi occupo di questo per lavoro, l’ho realizzato negli anni SOLO per casa mia SOLO per hobby, anche se è sempre stato un sogno nel cassetto realizzare un prodotto per home-automation user-friendly  e open-source.

Come dice Francesco,

“Non sono dipendente da servizi che potrebbero fallire o chiudere”

il mio sistema di domotica è nato dal rifiuto di volermi appoggiare su progetti commerciali di terze parti. Casa mia dovrà funzionare anche tra trent’anni quando sarò un vecchio rimbambito. E magari non essere costretto a usare App Android separate tra loro e poter liberamente scrivere script di interoperabilità.

Non sempre è possibile, la domotica/IoT è piena di soluzioni cloud-only, tendenzialmente capita che uso queste soluzioni al fine di capire le mie necessità, per poi (col tempo) migrarle a soluzioni open.
Il riconoscimento vocale in casa, lo faccio con degli Alexa, perchè una soluzione non-cloud affidabile ancora non esiste.

Memole, la centralina di controllo

Un Raspberry PI principale, chiamato Memole, l’assistente di casa, quasi un membro della famiglia.

Memole gestisce tutta la casa. DHCP & DNS per la rete privata (con blocco anti-ads e anti-malware a monte via PiHole), ha UI (tablet in casa) e chatbot (Telegram), gestisce la casa e comanda tutti gli altri hub.

  • Ha un unico file config.json con tutte le opzioni specifiche di casa mia: temperature volute, widgets da mostrare nella UI, mappa mac-address>plugin, etc.
  • Riempie un unico file data.json con tutti i dati che raccoglie.
  • Raccoglie dati via nmap sui devices in rete. Questo per avere un’elenco dei devices in rete locale. Shot di UI
  • Nel file config.json ci sono tutti i map mac-address->plugin, ad esempio c’è
    "C8-FF-77-D8-FE-C5": {                
    	"name": "Dyson Camera",                
    	"type": "dyson-pure-cool",                
    	"category": "Domotics",                
    	"dyson_name": "Camera",
    },

    Memole dopo aver verificato quali devices sono online, se al device corrisponde un plugin (nel caso di esempio “dyson-pure-cool”) lancia lo script che lo controlla per raccogliere dati
    (nel caso di esempio temperatura, umidità etc).

  • Monta un webserver (nginx) con un’interfaccia jQuery tutta in ajax che legge il data.json e genera la UI.
    Ovviamente la vedo da smartphone.
    In casa, ho dei tablet in modalità Kiosk che mostrano l’interfaccia.
    La vedo da remoto via port-forwarding su una VPS mia su Amazon EC2.
    Ad esempio, un widget in config.json così

    "riscald_primo": {
                    "x": 55,
                    "y": 16,
                    "width": 18,
                    "height": 10,
                    "title": "Riscaldamento Primo",
                    "text": "[field=devices.B8-27-EB-7A-26-B9.caldaiaRelayPrimo,format=bool] [field=devices.B8-27-EB-7A-26-B9.temperature_detected_primo]\u00b0 [fontawesome]f18e[\/fontawesome] [field=config.temperature_target_primo]\u00b0"
                },

    viene renderizzato in html così:

  • Uso anche un bot Telegram per interazione. Ad esempio, se tiro il campanello di allarme della sauna, l’avviso arriva dal bot Memole. Risponde a comandi quali “accendi studio”, “spegni tutte le luci”, “dimmi lo stato uso corrente”, “accendi camino elettrico” etc.
  • Memole interroga anche gli altri Raspberry dislocati in casa, generalmente usati come sensori (temperature, umidità etc) o come interfaccie cablate ad altri sistemi (ad esempio ho un raspberry in caldaia che traduce comandi di Memole in comandi seriali via modbus alla pompa di calore).
  • La maggior parte dei pulsanti fisici (i ‘frutti’) sono pulsanti che Memole sente, e comanda altri device correlati.
    Ad esempio, in mansarda ho dei pulsanti tradizionali, che se premuti accendono delle fascie di led di Philips Hue. Se doppio-click, cambiano preset di colori.

Konnex

Ho un sistema Instabus/EIB/Konnex, uno standard open che permette l’interoperabilità di componenti elettriche.
In pratica quando ho costruito casa, ho fatto mettere una canalina che contiene un bus-dati EIB.
In un sistema elettrico normale ogni interruttore è collegato a una luce fisicamente, io invece in OGNI interrutture di casa ho un modulo che manda un telegramma “è stato premuto” e basta, e una centralina che reagisce in base alla configurazione, tipicamente un “accendi la luce X”.
Questo mi permette via API di controllare tutto (per dire, aprire il garage o il cancello elettrico dalla mia UI).
Permette anche la creazione di scenari, tipo “Se premo il bottone vicino all’uscita, spegni tutte le luci e chiudi tutti i vasistas”.

Uso il software ETS5.5 per la configurazione e debugging, e un Gira Ethernet per il controllo dai miei scripts.

Autoalimentazione elettrica

Ho diverse soluzioni semi-funzionanti per rilevare l’uso della corrente elettrica.
L’ultimo in uso oggi sono le API di TeslaWall2 (qui un esempio di output json), che mi permettono di leggere in realtime il consumo di casa, quanto produce il fotovoltaico, quanto è coperto dalla batteria di accumulo, quanto compro da Enel.

Ho un fotovoltaico da 18 kW, una batteria di accumulo da 13.5 kW (sto valutando se metterne altre due), il tutto in un trifase con stabilizzatore di tensione.

In estate ho un’autoalimentazione da oltre il 90%, in inverno con il riscaldamento una percentuale molto più bassa.

Riscaldamento

Questo è stato uno dei primi obiettivi del mio sistema, in quanto per scelta NON ho alcun termostato in casa e se il riscaldamento funziona male mia moglie giustamente sclera.

Attualmente ho tre Raspberry che rilevano temperatura e umidità per piano.
Il raspberry centralina li interroga, e in base a un’algoritmo scritto in uno script determina se comunicare ad un quarto Raspberry collegato via modbus alla caldaia l’attivazione dei relè.
Praticamente ho un termostato software.

Cerco di usare una caldaia a gas SOLO come sistema di backup, ma a regime il riscaldamento a pavimento è alimentato da una pompa di calore, un Hybrid Cube Daikin per l’acqua calda, otto splitter e altre tre macchine esterne degli splitter. Via modbus ho i dati in realtime dello stato caldaia e delle temperature (water inlet, leaving, outside, tank etc).

Al fine di aumentare l’autosostenimento, applico regole tipo il cercare di alzare la temperatura finchè il fotovoltaico produce evitando se ragionevole l’uso della corrente di notte.

Alexa – Amazon Echo

Come interfaccia di gestione vocale, per la copertura della maggior parte delle aree di casa, son costretto ad usare degli Echo (ne ho un po’, a memoria 8). Lo so, discutibile come privacy, e cloud-based.
Ma NON uso alcuna skill per la domotica. Mi son scritto la mia skill (Lambda su AWS), in modo che Alexa funzioni da gateway traslando comandi vocali per passarli a Memole.
Quindi un domani mi basterà trovare un’equivalente che faccia un riconoscimento e TextToSpeech. Ad oggi, con un Raspberry e soluzioni non-cloud, il riconoscimento di testo libero (senza esercitazione su word specifiche) è tragico.

Piscina

Uso un Blue Connect (cloud-based) come aiuto nella gestione, perchè è parecchio complicato gestire il PH, la salinità etc, ma il resto della gestione (come la schedulazione della pompa di filtraggio o il riscaldamento) è anch’essa gestita direttamente da Memole.

Rete lan

Ho 15 punti lan e diversi router wifi. La casa è ampia, è l’unico modo per avere una copertura decente da ogni punto della casa.
Sto testando l’uso di Ubiquiti con punti mesh per risolvere il problema di copertura con un’unico SSID.
Uso un Vigor 2760 come router primario per l’ADSL, QoS etc, principalmente perchè il mio ISP mi ha dato una configurazione IPv6 strana che riesco a far andare solo con quello. Ai tempi della richiesta IPv6, diversi anni fa, a detta del mio ISP fui il primo a chiederlo…

Antifurto

No. Cioè, c’è l’antifurto, un TecnoAlarm, ma per scelta è totalmente manuale e separato dalle mie diavolerie DIY.

Altri agganci con hub IoT

Memole interagisce con diversi hub di altre soluzioni domotiche (alcune cloud-based). Ribadisco, Memole è l’interfaccia primaria, i seguenti hub sono usati come ‘helper’ da Memole, mai direttamente.
Attualmente come gateways ho:

  • Un hub Z-Wave Fibaro con cui controllo qualche presa comandata e gestisco gli occhietti Fibaro
  • Un hub Philips Hue per diverse luci RGB.
  • Un Fingbox anche se sto cercando di abolirlo

Quindi attualmente quando devo agganciare un devices IoT, posso scegliere se Konnex, Z-Wave (via Fibaro), Zigbee, o perlomeno scelgo un device che potrò controllare direttamente da Memole via LAN (via API), o se ha un’interfaccia almeno seriale (modbus ad esempio), gli piazzo un Raspberry che Memole controllerà.

Altri devices agganciati

  • Un Lametric Time come UI per l’output di qualche valore
  • 4 Dyson Pure Cool, per rilevamento e pulizia qualità dell’aria in casa.
  • Un videocitofono Biticino (che odio, prima o poi lo costruisco da solo).
  • Una sauna Jacuzzi MI. La elenco qui perchè ho fatto io l’aggancio con Alexa per comandare Memole da dentro la sauna e per la gestione di musica d’ambiente e cromoterapia.
  • Una shower toilet Ghroe Sensia Arena , praticamente un bagno stile giapponese. Non è ancora collegata a Memole, non c’è motivo, ma lo riporto qui perchè è comunque un device tecnologico parte della casa.

Altri devices tecnologici in casa, non legati a IoT

  • Diversi sistemi di home-theater, nelle varie aree (cinema con proiettore in taverna, salotto, camere, palestra) di cui non sto a elencare hardware. Generalmente Android.
  • Sono un gran fan delle tecnologie VR. Ho 2 aree distinte, tantissimi headset, soprattutto una postazione gaming che cerco di tenere tecnologicamente all’avanguardia.
  • Un cabinato da bar originale Jamma ristaurato con una collezione di giochi arcade pre-anni-90. Mame, C64, Amiga, GameBoy e laser-disc emulation via Daphne. Monta un catodico originale, una scheda VGA custom per riprodurre il feeling esatto a 15 khz e risoluzione esatta nativa (Bubble Bobble per dire gira a 256×224, 256 colori), crediti inserendo monete.
  • Un laghetto per tartarughe (con pompa e cascata) controllato da Memole.

Fine

Bon, per ora mi fermo, magari se l’argomento piace integrerò qualche altra spiegazione.
Ciao!

Nausea (Motion Sickness) in VR

Scrivo una articolo sul problema nausea nel VR (Virtual Reality), basandomi sulla mia esperienza.

E’ un problema molto importante per questa tecnologia. Quelli che pensano che sia il limite di QUESTA generazione di tecnologia VR sbagliano, il problema è più complesso e non è generalmente legato all’hardware in uso.

La nausea nel VR viene quando i sensori naturali del corpo umano trasmettono delle informazioni contraddittorie. Il vostro cervello pensa siate malati, e attiva una strategia di sicurezza: la nausea per vomitare.

Inoltre, più tempo si usa un sistema VR, più la nostra mente & corpo si abitua. Personalmente, uso prototipi VR da 3-4 anni, e non c’è più quasi nulla che mi provoca nausea.

Credo ci sia qualcosa anche legato all’età. Faccio provare i miei sistemi VR a parecchi amici (che mi chiedono spiegazioni, altro motivo di questo articolo). Non ho mai riscontrato alcun problema di nausea in ragazzi/e sotto i 16 anni, che riescono a giocarci anche per ore. Probabilmente un’adattamento più rapido del loro sistema vestibolare.

Parliamo di sistemi così evoluti (finalmente) che cercano di ingannare il cervello umano per fargli credere di essere davvero in un ambiente non reale. Il paragone delle tecnologie VR vs occhialini 3D mi fà rabbrividire ogni volta che lo sento.

Riassumo qui sotto le soluzioni software e hardware attualmente in uso che conosco. I link ai titoli di videogiochi sono i trailer su YouTube.

Soluzioni Software

  • Evitare completamente un movimento che non avviene nella realtà.

    Nella maggior parte dei casi richiede una configurazione dello spazio dedicato al sistema VR chiamato Room space.
    L’azione nel gioco può avvenire interamente nell’area fisica dedicata al VR. Fantastic Contraption è stato praticamente il primo titolo di questo genere.
    Ma non è strettamente necessario, in The Climb si può esplorare interi ambienti senza alcun movimento artificiale.

  • Collocare il giocatore in un ambiente virtuale fisso

    Se il giocatore è all’interno di un veicolo (una macchina, un’astronave, un mech) la nausea da movimento è ridotta. Anche perchè generalmente la vista periferica è statica (vedi Tunneling più avanti).

  • Anticipare la traiettoria di movimento

    Il movimento del giocatore nell’ambiente è prestabilito. Tipo una corsa su vagoni delle giostre.
    Metodo scelto da Until Dawn Rush Of Blood, Archangel e molti altri.
    Il sapere a priori quale sarà il movimento che sta per avvenire, riduce notevolmente la reazione negativa del sistema vestibolare. Se la velocità di corsa è alta, è consigliato mostrare graficamente il percorso per permettere al cervello di anticipare il movimento.

  • Teleporting

    Teleporting con orientamento

    Non è molto amato dai giocatori, perchè (oltre a essere innaturale ovviamente) nella maggior parte dei casi dopo il teleporting ci vuol del tempo perchè il giocatore si renda conto della nuova posizione (tipicamente l’orientamento).
    In Robo Recall han cercato di risolvere chiedendo al giocatore di impostare il futuro orientamento a priori.
    Deve inoltre essere introdotto con una dissolvenza (fade in/out), che anche questo spezza l’esperienza.
    Infine è ovviamente scorretto se usato per schivare nemici.

  • Tunnelling

    Tunneling: Comfort Mode in Google Earth VR

    Si tratta di nascondere la vista periferica durante il movimento, anche come segnale di movimento in corso.

    E’ il metodo scelto da Google Earth VR, chiamato “Comfort Mode” (disattivabile).

  • Ridurre o rimuovere al minimo le accelerazioni
    Le accelerazioni provocano nausea. Nel VR è meglio passare a una velocità di movimento secca al volo.
  • Ridurre al minimo la necessità di rotazione manuale (tipico Mouse Yaw, o la rotazione negli FPS muovendo orizzontalmente il thumbstick destro).Alcune esperienze VR sono chiamate forward-only, ad esempio Farpoint, se concepiti in modo da non richiedere MAI una rotazione manuale del giocatore, e quindi compatibili anche con ambienti VR da 180° e non 360°.

    Se la rotazione manuale è indispensabile, deve avvenire a step (45° o 90° tipicamente), e non in maniera fluida come avviene in qualsiasi gioco 2D.

Best practice

Se un gioco è nato per il 2D, o se deve supportare sia 2D che VR, ci sono diversi accorgimenti che van sistemati o radicalmente disattivati. Ne cito solo qualcuno come esempio.

  • Spesso elementi grafici nel 2D non sono reali oggetti nella scena, ma ‘overlay’ o come risultato di post-processing 2D. Un tipico esempio è la luce volumetrica da finestre. Questi elementi van corretti o rimossi nella versione VR.
  • Ci sono dei movimenti del giocatore che nel 2D sono tipici, ma nel VR vanno rimossi, ad esempio il bobbling (il fatto che nei giochi 2D mentre si cammina, la testa ondeggia per aumentare l’effetto), o l’ondeggiare nel salire una scala, etc.
  • Effetti di blur, soprattutto se di simulazione della messa a fuoco su un momento importante di una scena.

Se l’adattamento al VR è fatto male (anche semplicemente ombre sbagliate etc), il cervello reagisce male e fa scattare la nausea.

E’ sbagliato pensare che qualsiasi gioco in soggettiva possa essere adattato al VR con poco sforzo.

Soluzioni Hardware


La mia postazione Project Cars.
Una postura corrispondente
all’esperienza VR
aiuta ad evitar
la nausea
  • PC: Assicurarsi che il software giri constantemente al massimo degli FPS (90 nel caso di Oculus Rift e HTC Vive).

    Se il framerate scende, uno ‘scatto’ nel semplice movimento della testa provoca nausea.
    Questo è in assoluto l’accorgimento più importante che TUTTI devono verificare/sistemare prima di usare un sistema VR.

  • Headset: in teoria prossime generazioni di caschetti dovrebbero ulteriormente limitare la nausea, introducendo ad esempio FOV più ampi.
    Ma questo sarà comunque relativo, il grosso dei problemi NON è legato all’headset e non può essere risolto dalle generazioni future di hardware VR.
  • Controller corrispondenti alla realtà virtuale: Una postazione di guida, una vera chitarra in Rock Band VR, impugnare un fucile con Farpoint.
  • Esistono strumenti che usano un processo chiamato neuromodulation, impulsi elettrici che tentano di regolare il ritmo gastrico.
    Ad esempio Reliefband. Non ho idea se funzionano, mai provati.
    Ovviamente, soluzione correlata, farmaci per prevenire la nausea. Personalmente non prenderò mai un farmaco per giocare a un videogioco.
  • Treadmill Simulator: Hardware per simulare il movimento. Il più famoso credo sia il Virtuix Omni.
    Si indossano scarpe scivolose, che riportano il piede in posizione centrale per procedere con il passo successivo.

    Personalmente, mai provato nessuno. Che io sappia, non ci sono neanche titoli AAA che li supportano nativamente.
    Generalmente non fan nient’altro che simulare il tasto W della tastiera per il movimento del giocatore.

Per ora non mi viene in mente nient’altro. Aggiornerò l’articolo se mi salta in mente qualcos’altro, o scrivetemi nei commenti. Ciao!